Torna a casa Forrest.

Per chi come me subisce il fascino del mito novecentesco degli USA non è facile respingere un personaggio così criticabile come Forrest Gump e nemmeno trattarlo con distacco. Meno antipatico del Raymond di Rain Man (interpretato da Dustin Hoffman), a prescindere dalle deficienze cognitive che la scienza riconosce loro e la società gli fa pesare, Forrest Gump (interpretato da Tom Hanks) condivide con il personaggio autistico del film di Barry Levinson due caratteristiche essenziali:

Forrest Gump & Rain Man

Entrambi sono personaggi fuori dal tempo presente (diciamo pure fuori dalla percezione comune del proprio tempo), fuori dalla storia, eppure sono capaci di influenzarla profondamente e di interpretarla correttamente. Sia Raymond che Forrest sono cittadini americani modello, aderiscono ai valori conservatori, sono leali, legati ai valori della famiglia e dell’amicizia. Sono americani modello persino nel vestire:

Rain Man, dopo essere rimasto “recluso” per anni in una lussuosa clinica psichiatrica, è ostinatamente legato alla sua divisa da middle class man americano degli anni ‘50-’60 (camicia a maniche corte, penne nel taschino, pantaloni dritti e orlo corto, giacchetto con la zip) e sembra un veterano accanto al fratellastro fashion, Charlie (interpretato da Tom Cruise) in divisa yuppie anni ‘80 . Come un superiore Raymond lo costringe ad estenuanti marce lungo il paese e il road movie.

Rain Man

Forrest Gump passa con noncurante cura dalla divisa militare (impreziosita da medaglie al merito) alla divisa civile (camicia a quadri, pantaloni chino khaki e cappellino da baseball); entrambe le divise sono sempre indossate con ordine, pulizia e sobrietà e una perfetta stiratura anche quando il personaggio corre senza freni. Della sua straordinaria motricità si avvale la sceneggiatura (per quanto il film non sia un road movie in senso stretto) e il personaggio per andare incontro ad un destino grandioso.

Forrest Gump

Lo smarrimento momentaneo dell’eroe (parte irrinunciabile della struttura narrativa) è caratterizzato per entrambi i personaggi da uno smembramento anche nel look. Raymond accetta suo malgrado di diventare temporaneamente come il fratello minore, ne indossa letteralmente i panni:

Rain Man, Dustin Hoffmann e Tom Cruise

Forrest comincia a correre per sfuggire alla realtà, non smette più di correre finché la realtà in massa lo insegue, lo fraintende, lo idolatra e poco a poco lo abbandona di nuovo, sporco e sgualcito:

Forrest Gump Tom Hanks

La realtà e la mente si cambiano le carte sottobanco e allo stesso tavolo altrettanto fa la realtà con il film.

Anche io mi sono comprato il cappellino rosso della Bubba Gump Shrimp Company che Forrest inventa e indossa nel suo omonimo film. Dopo il successo planetario, valso al film 810 milioni di dollari, Tom Hanks apre una catena di ristoranti specializzati nei gamberoni che il suo personaggio pesca miracolosamente nel film. In questo business miracoloso Forrest inizia la sua fortuna da self made man e consacra definitivamente la sua vita al sogno americano, insieme agli amici con cui ha condiviso aspirazioni, avventure e tragedie in Vietnam, prima “Bubba” Blue poi il tenente Dan (Gary Sinise).

Forrest Gump (Tom Hanks) e Tenente Dan (Gary Sinise)

In certi giorni vestirsi come Forrest Gump o Raymond Babbit mi aiuta a saltare fuori dal presente e a dare un impulso decisivo alla mia storia. Mi aiuta più indossare la divisa civile americana che non andare a pranzo in un ristorante in franchising. Il mito americano ha queste due facce una etica e affabulatoria, l’altra economica e affaristica, che si alimentano a vicenda e contribuiscono insieme alla sua grandezza e diffusione.

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