Il nemico da battere è dentro di noi.

Nel 2001 a Bologna ho preso coscienza dell’importanza dello stile nel vestire e nel vivere. A guardarsi intorno si sarebbe detto il luogo sbagliato nel momento peggiore, ma l’incontro con un’insolita redazione giornalistica ha cambiato le coordinate della mia navigazione. Prima di allora non mi preoccupavo dell’apparenza perché, ingenuamente, la reputavo una questione superficiale, ininfluente, una seccatura dei giorni di festa.

In quell’anno, sulle pagine della rivista di intrattenimento e appuntamenti musicali RiViERA BEAT, Roberto Bui (Wu Ming 1) teneva una rubrica dal titolo: “Lo stile come arte marziale“.

Qui ho scoperto che “Anche abbigliarsi è una questione etica(1): un’affermazione fondata sulla conoscenza della storia, sul riconoscimento dell’importanza politica, sociale e culturale dell’atteggiamento e del portamento.

LO STILE COME ARTE MARZIALE - Note sulla dressing up option - di Wu Ming 1

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Nel primo illuminante articolo, Bui (pre)scriveva di darsi un limite, codici di comportamento, piccoli e grandi rituali, un cerimoniale da seguire ma anche regole da forzare, censure da aggirare.

Bruce Lee portrait

Bruce Lee: uno degli uomini più eleganti del XX° secolo.

Autodisciplina. Controllo. Come il controllo dei colpi nelle arti marziali. Non a caso Bruce Lee è stato uno degli uomini più eleganti del secolo(2).

Quando parlava di arte marziale, lo si capisce meglio nelle puntate successive della rubrica, Bui faceva riferimento sia al mondo militare sia alle tecniche di combattimento orientali che hanno lo scopo anche di aumentare le capacità fisiche (da cui l’importazione in Occidente come attività sportive), mentali e spirituali.

Bruce Lee attitudine, stile, eleganza

Bruce Lee: disciplina, attitudine, stile, eleganza.

Affinare lo stile è a tutti gli effetti un’arte marziale. Lo stile è resistenza culturale e simbolica (…) Attraverso la cura dei dettagli si esprime il senso di dignità, che non va mai confusa con il “decoro” borghese. La dignità si conquista lottando, scegliendo. Il “decoro” consiste nel non scegliere mai”(3).

Oggi il conformismo bolognese metropolitano è ancora più diffuso e consolidato. Quel clima pesante che Bui denunciava dieci anni fa con fredda compostezza è la normale quotidianità di una massa passiva, anonima e insignificante: “dieci anni di dressing down option all’ombra delle Due Torri, vittima dello svacco e del lassismo stilistico/politico che ha trasformato la città in un grande attrattore di punkabbestia”(4).

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Oggi quel lassismo, quello svacco incurante di sé e degli altri è del ceto medio avvilito sul tram, delle impiegate tristi, affondate nei propri auricolari, delle T-shirt scadute di Abercrombie & Fitch tanto sugli studenti marchigiani quanto sui rampolli cinquantenni della Bologna benestante, abbronzata e fatta.

Nella settima ed ultima puntata della rubrica, Roberto Bui analizzava brevemente l’atteggiamento opposto a questo lassismo, l’affascinante mistica fascista dei kamikaze che eseguono un esasperante rituale di cura del proprio corpo prima di annientarlo nel sacrificio.

Bruce Lee paper doll

Bruce Lee paper doll

“Non neghiamolo: il fanatismo può anche essere elegante, e lo stile non è certo mancato a molti scocomerati paladini della Fede (di qualunque Fede).  Ma questa esasperazione (…) si allontana di molto dal concetto di “stile come arte marziale” esaminato sulle pagine di Riviera Beat , tutto basato sull’essere cool e dis-involti, (…) in cui niente è lasciato a Dio (…) e si è pronti a muoversi in qualunque direzione (non soltanto in avanti, a sfracellarsi contro Il Bersaglio). (…) Questo non è più “stile”, è una camicia di forza, è identità custodita in modo paranoico. Non è cool: è frozen. A questo stile che “tiene sempre il petto in fuori, come un guerriero”, contrappongo quello di un altro maestro, Orson Welles, secondo il quale “ciascuno di noi dovrebbe prendersi una vacanza da sé stesso” (5).

James Coburn & Steve McQueen at Bruce Lee’s funeral (via theselvedgeyard).

Questo articolo è un ringraziamento tardivo all’autore della rubrica, al direttore della rivista Piero Casanova e a Gianni Rossi che l’ha illustrata graficamente.

Sorry, no english version for this article: it’s intended only to italians.

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