File davanti agli Apple Store

C’è qualcosa che non mi convince nel dibattito sulle file davanti agli Apple stores: quelli che attaccano i pecoroni delle file finiscono quasi sempre per estendere il disprezzo e l’insolita incredulità anche al dispositivo in sè, fino a demonizzarlo per essere l’unico prodotto non avvilito dalla Crisi.

Io non metto in discussione, non qui, il valore tecnologico e il significato simbolico dell’iPhone. Sicuramente, mi lascia perplesso vedere persone accampate fuori dai negozi di una catena, tutti uguali in tutto il mondo, partecipare ad un rito che è stato voluto da quell’azienda per accrescere l’alone misterico del prodotto esteticamente meno accattivante e più astratto che abbiano mai disegnato.

L’iPhone non è merce deperibile, soggetta a carenza (se non quella iniziale, programmata ad hoc), non è un bene di prima necessità, né un prodotto a fine ciclo con un potenziale valore collezionistico.
Insomma, non lo si può paragonare all’ultimo panettone della Terra o a un elmetto dell’aviazione tedesca della II^ Guerra Mondiale.

Quindi, se non ricordo male, il comportamento manifestato dai consumatori più affezionati di Apple ha come modello e illustre predecessore solo quello di coloro che facevano le file fuori dalle prime orologerie che vendevano gli Swatch da collezione.

Parlo di comportamento d’acquisto, non di valore intrinseco dei prodotti. Non paragono gli orologetti svizzeri e il melafonino, non conosco esattamente le quotazioni ma penso che il valore collezionistico degli Swatch superi quello degli iPhone “scaduti”.
Tanto più che un dispositivo tecnologico obsoleto è buono solo per installazioni artistiche o discariche.

Quelli che invece difendono le file, per lo più, sventolano la bandiera della libertà personale, che qui si riduce a mera libertà di consumo e adesione ad un evento organizzato.

Non è in discussione la libertà di acquistarlo, bensì la libertà di farlo in modo non fanatico e soprattutto lo spirito critico rispetto ad un’azienda che per sostenere i suoi prodotti ha tinto le sue campagne marketing e pubblicitarie di un alone mistico. Tanto mistico il suo boss “guru”, come mistiche erano le facce dei testimonials che riempivano i poster in bianco e nero quando la mela era ancora colorata. Mistica la scelta delle musiche negli spot, misticismo sommesso sussurrato (perché ormai attecchito) da quando Apple è leader mondiale e non deve più nemmeno scontrarsi con competitori.

Mi intristisce la nube di religiosità che grava sul mondo Apple, quell’esoterismo che inizialmente era di una nicchia di hippies informatici, orgogliosi della differenza rispetto al mondo PC, si è trasformata in fede di massa per un prodotto mainstream, potenzialmente monopolista e unico.

Quindi, attenzione a sventolare la bandiera della libertà per un’azienda che ha rinunciato al valore della differenza e ai colori della libertà nel suo logo, in favore di un design universale buono per tutte le file esteticamente (non economicamente) disperate.

File all'Apple Store - iPhone - The Who - Who's Next cover

All’uscita del secondo iPod realizzai questo remix della copertina di “Who’s Next” deilla band inglese The Who. Ho deciso di rispolverarla con l’uscita dell’ennesimo iPhone.

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